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Da Settembre 2004...
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Autostrada Broni-Mortara: un tema che si sta Ri-Scaldando   PDF  Stampa  E-mail 
L'autostrada si muove.....la Regione spinge dopo che la stampa locale è uscita in diversi articoli sottolineandone la necessità.

In seguito ad un'intervista telefonica improvvisata è uscito un articolo ieri sul La Repubblica.
Lo allego.

Di seguito un po' di articoli sulla ripresa del tema che si sta RI-SCALDANDO....


PROVINCIA PAVESE

LUNEDÌ, 12 LUGLIO 2010
 
Pagina 11 - cronaca
 
Broni-Mortara, la Regione accelera i tempi
 
Mercoledì la giunta affiderà la convenzione alla Sabrom
PAVIA. La Regione spinge l’acceleratore sull’autostrada Broni-Mortara.
 Mercoledì la giunta del Pirellone quasi certamente approverà la convenzione con la quale Infrastrutture Lombarde, la società regionale per le gradi opere, affida i lavori di realizzazione della nuova autostrada alla Sabrom, società composta dalla Impregilo del gruppo Gavio e dalla Milano-Serravalle che gestisce, oltre all’omonimo tratto autostradale della A7, anche le tangenziali di Milano e di Pavia, e il raccodo autostradale tra Bereguardo e Pavia.
 L’obiettivo è far partore i cantieri nel 2012 per inaugurare l’autostrada nel 2015.
 La Broni-Mortara costerà quasi due miliardi, sarà lunga 65 chilometri e consentirà di allacciare la viabilità lombarda a quella piemontese nell’area di Novara-Vercelli.
 Il passaggio in giunta per approvare la convenzione è necessario dopoi che il Tar ha rigetto i ricorsi dei concorrenti di Sabrom.
 Il Gruppo Sis era stato escluso perchè, secondo Infrastrutture Lombarde non aveva inserito nel piano economico finanziario necessario per partecipare alla gara i costi del personale.
 E ora Infrastrutture Lombarde guarda al futuro con ottimismo: il piano prevede di sottoscrivere con la concessionaria tutti gli atti formali prima di settembre per arrivre, nel primo semestre del 2015, ad inaugurare l’autostrada.
 Resta ferma l’opposizione dei gruppi ambientalisti che giudicano del tutto inutile un’autostrada che farebbe scempio di un territorio vergine e taglierebbe in due il parco del Ticino.

«Un mese di chiusura per convincere tutti sulla Broni-Mortara»

la Provincia Pavese — 08 luglio 2010   pagina 18   sezione: CRONACA

 SAN MARTINO. La chiusura del ponte sul Po a Bressana e il pressing sulla costruzione dell’autostrada Broni-Pavia-Mortara sono intimamente legati. A sostenerlo in un volantino che è stato distribuito in questi giorni agli automobilisti in coda sul ponte chiuso, sono gli attivisti del coordinamento dei comitati e delle associazioni contro la Broni-Pavia-Mortara.  Secondo il coordinamento, i lavori sul ponte del Po e i disagi dovuti alla chiusura, prima parziale e poi totale, mettono a nudo altri difetti del sistema viabilistico provinciale e saranno usati strumentalmente per aumentare la pressione sulla necessità dell’autostrada Broni-Pavia-Mortara.  «L’autostrada però non risolverebbe nessuno dei problemi viabilistici della provincia - spiegano dal coordinamento -. Tale arteria è destinata a servire una direttrice diversa da quella maggiormente utilizzata che ora è in sofferenza. Siamo sicuri che nella scelta di chiudere il ponte per un intero mese non ci sia la volontà politica di esasperare gli animi degli automobilisti, creando così condizioni “mediatiche” favorevoli a sostegno di un’opera inutile e vecchia?», spiegano gli attivisti.

 

 

Lettera alla provincia Pavese - Luglio 2010

Quando ormai il collasso economico delle piccole e medie industrie della nostra zona dà evidenti segni con licenziamenti, cassa integrazione, esuberante richiesta di posti di lavoro, ecco che rispunta il progetto dell’autostrada Broni_Mortara ( che poi partirebbe da Redavalle ).

Si insinua come  ogni volta in cui  ci sono i mondiali, che spostano l’attenzione dai problemi e dalle fatiche quotidiane, al tifo che improvvisamente ce li fa accantonare.

Ma la nazionale italiana ha fallito e quindi l’attenzione ritorna ai nostri problemi. Magari leggendo gli annunci di decine di capannoni vuoti ( che con un’autostrada triplicherebbero ), il lavoro che manca e non sarà certo un’autostrada a darlo ( visto che gli ipotetici costruttori useranno manovalanza propria , non credo i nostri operai,  laureati, specializzati o ricercatori ). Magari riflettendo come ogni grande opera in Italia sia  sempre stata seguita da denunce di manovre illecite, o quanto meno mai coerente con i tanto perfetti, sostenibili ,sbandierati progetti iniziali.

E allora, svuotiamo l’autostrada che ha una direttrice che non ci serve, con il lavoro che abbiamo bisogno adesso, con  l’uso che gli abitanti  locali  farebbero della medesima ( in queste settimane anche se il ponte di Bressana è aperto a senso alternato solo l’1% del traffico autostradale è aumentato ) sul fatto che nulla porta al sociale, alla sanità ( a parte malattie e smog ), al volontariato,  al controllo, al potere d’acquisto sempre più debole, cosa rimane?  Strade piene di buche, curve pericolose, un ponte che da 20 anni si progetta per arrivare in Oltrepò, ma Vigevano ci ha preceduti, italiani e stranieri che vagano a cercare uno stipendio.

Questi problemi ce li risolvono 6 corsie con uno sbancamento di 15.000.000 di metri cubi della nostra terra per sopraelevarla di 2 metri visto che altrimenti farebbe nel senso letterale, acqua?

Certo si potrà andare a pescare nei laghi artificiali che colmeranno questi sbancamenti, sempre che sotto qualcuno non vi avrà seppellito rifiuti tossici.

Marisa Morini - San Martino Siccomario

 

Un altro ponte sul Po. Ci serve

la Provincia Pavese — 11 luglio 2010   pagina 00   sezione: VOGHERA

L e soste fanno riflettere. Anche quelle che si eviterebbero volentieri. Come quelle a cui siamo sottoposti in questa calura di luglio, soprattutto in certe ore cruciali, al ponte sul Po tra Cava e Bressana. Lì, sull’ex-statale 35, si incolonnano file chilometriche.  E dal prossimo venerdì 16 luglio, sino al 30 agosto, il ponte sarà del tutto chiuso.  D’altra parte il vecchio ponte - quello che serve sia il traffico su ruota sia, al piano sottostante, i treni della linea Milano-Genova - sta male.  Il Ponte del Cavallino - qualcuno ricorda perchè lo chiamano così? - ha bisogno di cure. Forse, oltre a indicare con precisione l’articolazione degli interventi in corso, come ha fatto doverosamente l’Amministrazione Provinciale, non guasterebbe un maggior dettaglio sugli accertamenti relativi alla diagnosi.  Ad esempio, cercando in rete, salta fuori un interessante filmato degli operatori - tutti provetti ex-alpinisti - che a febbraio hanno collocato dei sensori sui piloni del ponte, per valutarne lo stress.  Coinvolgere i cittadini e comunicare con loro non significa infatti solo stendere comunicati. O dislocare sul percorso - per i primi giorni almeno, poi sono sparite - pattuglie della Protezione Civile. Dovrebbe invece voler dire creare partecipazione attorno a tutto quanto è cruciale nel determinare la qualità della vita di un territorio.  Se non lo si fa si rischia di fare il gioco di quelli che pensano male. Quelli che hanno diffuso il tam-tam secondo cui i lavori sono tirati in lungo, e il blocco del traffico portato all’estremo, per riplasmare l’opinione pubblica a favore di un sollecito varo di un nuovo ponte sul Po. Ponte da collocare - ovviamente - nell’ambito della tanto contestata costruzione dell’autostrada Broni-Mortara.  Voci di questo genere non sono accettabili. Innanzitutto perchè nessuna autorità o istituzione, senza gravissime motivazioni, si prenderebbe la responsabilità di causare tanto di disagio in funzione di un fine - un nuovo ponte - che è tema tutt’altro che peregrino.  Anzi, bisognerebbe proprio usare di questa sosta - le soste servono! - per riflettere sul ruolo che i sei grandi ponti sul Po - Pieve del Cairo, Casei, Cavallino, Becca, Spessa e Pieve Porto Morone - svolgono non solo nella viabilità ma anche nello scandire la vita quotidiana di questa provincia.  Non ci dovrebbe essere nessuno tabù nell’affrontare il tema di un nuovo ponte sul Po che, però, è scorretto collocare dentro un quadro sbrigativamente definito ma ancora quanto mai problematico come quello della Broni-Stradella. Sarebbe tempo di parlare con franchezza del settimo ponte sul Po. E, magari, per quanto riguarda Pavia, di un nuovo ponte sul Ticino.  Ma, una volta tanto, visto che la terapia del Ponte del Cavallino ce ne offre l’opportunità, non sarebbe male soffermarsi proprio sul far consapevolezza sul ruolo dei ponti in questo territorio di fiumi. Ponti pensati e costruiti in periodi di flussi di traffico, di tipologie di transiti, di sensibilità ambientali e territoriali ben diversi da quelli presenti.  Riflettere sui nuovi ponti significa anche seguire quanto viene fatto in altri Paesi per facilitare nuove utilizzazioni del territorio.  Pensiamo ad esempio alle centinaia di appassionati ciclisti che si muovono anche qui da noi e ai rischi quotidiani per la sicurezza loro, e altrui, ogni volta che transitano su ponti che non erano stati pensati per loro. O la scommessa di itinerari quali quelli della Francigena, potenzialmente preziosi, che si scontrano proprio su strade, e ponti, che fanno da barriera al loro fluire. O agli errori di nuovi ponti - ad esempio quello sul Ticino della Tangenziale - che ha scartato un’opzione «ambientalista» che consentisse anche a pedoni e ciclisti l’attraversamento del fiume.  Parlare di ponti significa certo confrontarsi con i grandi flussi di traffico. Fare i conti con i giganteschi interessi e la competione di aree che potrebbero essere valorizzate o penalizzate dalle nuove infrastrutture (pensiamo a cosa significa per l’Ovest dell’Oltrepo, la valle Staffora, la chiusura per 45 giorni del ponte del Cavallino).  Parlare di ponti impone soprattutto di considerare l’impatto del nuovo su una delicata realtà ambientale di fiume e di rive. Ma considerare questi aspetti è ineludibile per affrontare con maturità gli scenari futuri: quelli che determinano il territorio dei prossimi decenni.  Ridurre la questione dei ponti a dossier inerente solo la viabilità è miope e riduttivo. Significare dimenticare che i ponti - non a caso proprio il «pontifex» si occupava di queste questioni - sono creature carismatiche. E viventi: stanno in simbiosi con noi, con la terra e con i fiumi che attraversano.  Ricordiamocelo ogni volta che, da qui al 30 agosto, la chiusura del ponte del Cavallino ci obbligherà a nuovi percorsi. Modificando, in tanto o in poco, lo spazio, e il tempo, di ciascuno.

Giorgio Boatti

 

 

A sud del capoluogo un parcheggio dedicato ai pendolari

la Provincia Pavese — 29 giugno 2010   pagina 28   sezione: ALTRE

 PAVIA. Tra molti progetti a lunga scadenza e tantissime incognite, il prossimo anno presenterà un’importante novità per la zona sud.  Nei pressi della stazione ferroviaria di Cava Manara (ma, curiosamente nel Comune di San Martino) sorgerà il parcheggio per i pendolari. E’ un’area di 5.400 metri che potrà ospitare centinaia di automobili che non andranno a intasare la viabilità sul Ticino e a cercare di posteggiare a Pavia.  Nonostante le divisioni politiche, i paesi del Siccomario stanno facendo passi avanti insieme. Diversa è, però, la loro posizione sull’autostrada Broni-Mortara. Il progetto, che ha subito ritardi a causa del ricorso - perso al Tar due mesi fa - da una società spagnola, ripartirà in tempi molto brevi. Almeno per quanto riguarda la fase di studio.  Ma il direttore della società Infrastrutture Lombarde, Antonio Rognoni, è convinto che, dopo i due anni persi, si può ripartire in gran fretta: «L’obiettivo è quello di sottoscrivere entro settembre gli atti formali con la concessionaria. Per arrivare, nel settembre del 2015, ad inaugurare l’autostrada». Un ottimismo che non tutti condividono.  Per questa ragione i sindaci di San Martino, Cava Manara, Sommo e Travacò hanno posto il problema del proseguimento della tangenziale di Pavia verso sud. Il progetto più ambizioso sarebbe arrivare fino all’Oltrepo, con un nuovo ponte sul Po, passando tra Cava Manara e Sommo.  Su quest’idea sono tutti d’accordo.

 

La colata , viaggio in Italia contro il partito del cemento

la Provincia Pavese — 29 giugno 2010   pagina 43   sezione: SPETTACOLO

  PAVIA. «La colata», ovvero il partito del cemento che sta cancellando l’Italia e il suo futuro (chiarelettere, 16,60 euro, 521 pagine) è un viaggio attraverso l’Italia di Andrea Garibaldi, Antonio Massari, Marco Preve, Giuseppe Salvaggiulo e Ferruccio Sansa, che ne è anche il curatore. Il libro è un invito alla riflessione sul nostro futuro e su una delle nostre principali risorse: il turismo. C’e anche il contestato progetto dell’autostrada Broni-Mortara e sono citati gli articoli di Roberto Lodigiani, della Provincia Pavese. «Abbiamo fatto, regione per regione, un viaggio di un anno e ci siamo resi conto che è un momento decisivo: se vogliamo salvare l’Italia, da un punto di vista ambientale e paesaggistico, bisogna farlo adesso», spiega Ferruccio Sansa. «Buttarsi su cemento e asfalto non conviene, sia per la qualità della vita che da un punto di vista economico».   Un esempio?   «La Lombardia ha una rete molto scarsa di trasporti pubblici, soprattutto ferroviaria, eppure punta molto sulle autostrade, come la contestatissima Broni-Mortara. Più inquinamento, polveri sottili, Pm10. Conviene? Secondo noi, no. In Lombardia sono cementificati ogni giorno circa 12 ettari di territorio, 12 campi di pallone, un’enormità: da sola si mangia in un anno il territorio edificabile di tutta la Germania».   Dal punto di vista economico?   «Il 15% del Pil dell’Italia viene dal turismo, perchè abbiamo la metà dei beni culturali, ambientali e architettonici del mondo. Se puntiamo tutto sul cemento selvaggio, distruggiamo l’ambiente e ci impoveriamo tutti».   Dove nasce la febbre del cemento?   «Dall’intreccio perverso tra imprenditoria e politica, come sta emergendo nell’inchiesta sulla Cricca del G8. E’ la via più semplice per arricchire i soliti noti. Questo non è un libro contro gli imprenditori, fanno il loro mestiere, ma i politici, in questo caso, hanno tradito gli elettori. Risultato: autostrade dove ci sono le concessioni degli imprenditori amici, grattacieli dove li vogliono banche e imprese, trasporti pubblici sempre deficitari. E chi può il fine settimana scappa dalla prigione dorata della città, tutti in coda sulle autostrade. Follia».   E il sogno della casa di proprietà?   «In italia solo 4 case su 100 vanno all’edilizia popolare, contro il 21-22% dell’Inghilterra. Si costruiscono soprattutto seconde e terze case. I paesi dell’arco alpino sono di seconde e terze case. Moltissime restano invendute con il rischio di una bolla immobiliare. In Veneto, sul Brenta, ci sono migliaia di case nuove disabitate con la scritta vendesi sulla porta. Prendiamo il grattacielo nel porto di Savona, è praticamente invenduto».   Come vede il federalismo demaniale?   «Spesso gli amministratori locali invece di battersi per difendere la loro terra sono i primi che la devastano: dare a loro anche le Dolomiti è un rischio». (l.s.)

 

La Regione punta sulla mobilità

la Provincia Pavese — 26 giugno 2010   pagina 15   sezione: CRONACA

 PAVIA.  Mobilità, infrastrutture, valorizzazione dei settori forti, come quello agricolo. Va nella direzione del rilancio il Programma regionale di sviluppo che il Pirellone ha presentato ieri al Collegio Nuovo, e che porterà in giunta per l’approvazione il 30 giugno prossimo.  C’erano i rappresentanti del mondo politico e produttivo locale al tavolo territoriale convocato ieri. A partire dall’assessore Domenico Zambetti, che l’ha presieduto, passando a Giancarlo Abelli, delegato da Roberto Formigoni, al presidente della Provincia, Vittorio Poma, al prefetto, Ferdinando Buffoni, ai sindaci di Pavia (Alessandro Cattaneo) e Voghera (Carlo Barbieri), all’assessore Giorgio Forni (per il sindaco di Vigevano).  Ma ieri c’erano anche il presidente degli industriali, Franco Bosi, oltre alla Camera di Commercio e ai rappresentanti delle forze politiche, tra cui i consiglieri Angelo Ciocca (Lega) e Giuseppe Villani (Pd).  La Regione nel suo nuovo programma pensa a Pavia puntando prima di tutto sulla mobilità: ribadendo la necessità «di realizzare l’autostrada regionale Broni-Pavia-Mortara» e il nuovo ponte sul Ticino di Vigevano; pensando alle «aree fragili» del territorio come l’Oltrepo montano. Un quadro che si completa con il contributo di idee arrivato da sindaci e politici. Come dal primo cittadino di Pavia, Alessandro Cattanmeo, che ha spiegato: «I punti da affrontare sono molti, ad esempio infrastrutture, mobilità alternativa, politica della casa, rilancio del Polo tecnologico».  Interventi critici sono venuti da Poma: «Avvertiamo una certa sofferenza: la bocciatura dei progetti Greenway e Obiettivo 2 contenuti nell’accordo quadro. La politica deve riappropriarsi del proprio ruolo»; Bosi: «Pavia si è deindustrializzata, come sta facendo l’Oltrepo. Mi sembra che la Regione ci consideri il Sud, dove di industrie non ce ne debbano essere a favore di sanità e cultura. Dobbiamo pensare alle imprese». Anche Ciocca ha cercato di scuotere gli animi: «In provincia di Pavia non siamo soddisfatti, dobbiamo cambiare marcia. Non possono pensare che a noi tocchi ancora una cura dimagrante». E mentre Carlo Gerla (Cisl) ha chiesto «collegamenti stretti e più frequenti con il tavolo regionale al fine di sostenere il sistema industriale calzaturiero e l’artigianato», per Villani serve «un piano per il lavoro, uno per la riqualificazione delle strade, uno sulle acque e sul suolo».  Abelli ha rassicurato gli animi sostenendo che «il territorio sarà sicuramente rappresentato in funzione delle esigenze emerse». Zambetti ha precisato: «Le vere preoccupazioni sono legate più ai tagli da Roma che non all’incapacità nostra di gestire un futuro prossimo». (d. z.)

 

«Un piano vecchio di 12 anni»

la Provincia Pavese — 25 giugno 2010   pagina 22   sezione: CRONACA

 PAVIA.   «E’ bene che questo piano abbia 12 anni e sia costato mezzo miliardo di lire?». L’hanno chiesto i consiglieri di Pd e Rifondazione ieri in consiglio provinciale. Il Piano viabilità extraurbana è passato a maggioranza. L’opposizione ha detto no: «Parte già vecchio».  Di tutt’altro avviso è la maggioranza, che ha detto sì sostenendo, per voce del capogruppo Alessandro Panigazzi, che «è frutto di un lavoro approfondito», che «si tratta di un piano completo e partecipato».  La delibera di avvio della procedura del Ptve (Piano del traffico della viabilità extraurbana) licenziato ieri da Piazza Italia, risale al 23 dicembre 1997. «Da allora - ha spiegato Giancarlo Mazza (Pd) - la Provincia ha affidato un primo incarico di consulenza tecnica per 140 milioni di vecchie lire; un secondo, di integrazione, nel 2002 ad un’altra società per 24 mila euro; nel 2007 un terzo incarico di supporto tecnico per 85mila euro, più 40mila per la Vas (Valutazione ambientale strategica).  «Oggi dunque (ieri per chi legge ndr) approviamo un documento che è costato alla Provincia circa mezzo miliardo di lire e 12 anni di attesa - ha riassunto Mazza -. Percorso faticoso e un po’ costoso». Proseguendo: «Il Piano del traffico dovrebbe rappresentare un documento di gestione della durata di 2 anni, invece ne votiamo uno vecchio di 12. Alcuni dati che contiene sono superati, ad esempio in esso si parla ancora dell’Interporto di Voghera. Siamo di fronte a un elenco in parte da ripensare: e dove sono i fondi per realizzare i progetti che propone?».  Teresio Forti, capogruppo di Rifondazione, non è stato meno severo. «Come si fa a redigere un piano come questo, senza tenere conto che non c’è un minimo di programmazione?», ha chiesto, aggiungendo: «Non abbiamo un piano per le logistiche, e nemmeno per il commercio».  Secondo l’assessore provinciale ai Lavori pubblici, Dario Invernizzi, il Ptve, che disegna la viabilità prospettando due scenari del futuro, con o senza l’autostrada, «le opere in gestazione vanno al di là del periodo di 2 anni, e per questo se n’è previsto uno di 10». «Un Ptve di basso profilo», ha tagliato corto il capogruppo del Pd, Pierangelo Fazzini. «Il piano parla di due punti critici: Sannazzaro, per il polo industriale e S. Martino Siccomario, per il centro commerciale. Ma nulla dice sul come affrontarli».  Alla fine l’idea che il Ptve prospetta per la provincia di Pavia è passata. Tangenziali e rotatorie per ridisegnare la rete viaria extraurbana, ma soprattutto un consiglio per superare alcune criticità, decongestionare strade che nel 2013 andranno a saturazione: «Realizzare l’autostrada Broni-Pavia-Mortara».   - Donatella Zorzetto

 Grazie e un saluto a tutti

Nicola

Coordinamento Comitati ed Associazioni contro la Broni-Pavia-Mortara

Comitato di Pinarolo GREENDOC

Tel.347/7558637

 

 

VISITA  E  LASCIA   TUOI   COMMENTI   SUL   B L O G    :   http://bronimortara.blogspot.com

 

PS. :

Vi ricordo di scrivermi esclusivamente all’indirizzo nicolaghisi@gmail.com e di non utilizzare l’opzione rispondi a questo indirizzo alidifarfalla@googlegroups.com

al quale scrivereste contemporaneamente a 400 iscitti!!!

Grazie

 

 

Coordinamento dei Comitati e delle Aassociazioni contro la Broni-Pavia-Mortara

 

www.bronimortara.blogspot.com  e-mail: bronimortara@yahoo.it

 

informazioni: cel.348-3634095  -  0382/1855670  -   fax 0382/1850271

 

Aderiscono al Coordinamento :

 

Associazioni - gruppi

Italia Nostra , WWF , Legambiente , LIPU , Associazione la Rondine , Slow Food Lomellina, Amici di Beppe Grillo MeetUp di Pavia , T.A.B.U. (Tutela dell'Ambiente Biologico Universale)

 

Comitati

Comitato Agricoltori della Provincia di Pavia , Comitato di Alagna , Comitato di Barbianello , Comitato di Bressana Bottarone , Comitato di Cava Manara , Comitato Difesa-Valorizzazione Territorio della Lomellina, Comitato di Gropello Cairoli , Comitato di Lungavilla , Comitato di Pavia, Comitato di Pinarolo Po , Comitato di S.Giuletta , Comitato di Sommo , Comitato di S.Martino , Comitato di Zinasco, Comitato Futuro Sostenibile a Castello d’Agogna


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